Daily X

Daily X è stato presentato per la prima volta durante l’evento BMWi a Roma nel Giugno 2012

Un’idea di Francesco Lipari e OFL Architecture

Scritto da Emmanuele Jonathan Pilia

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Editoriale

Fino all’ultima copia.

Fino all’ultima copia, Daily X è voluto restare tra i suoi lettori. Gli ultimi brandelli di cellulosa disponibili sono stati utilizzati per produrre questo artefatto cartaceo. Un giornale che ha una storia di duecentotrentasei anni, e che ha investito tutte le sue energie per produrre un artefatto che resterà nella storia. Una scelta obbligata, essendo questa uscita dedicata quasi interamente a un evento che segnerà la storia: l’inaugurazione dell’edificio X, letteralmente il crocevia dove confluirà l’intero sapere dell’uomo e delle macchine, tutte le loro aspirazioni e sogni. Con X, si conclude l’era della modernità, avviata con i secoli delle rivoluzioni spente nel sangue, con la creazione degli stati, con le guerre e i soprusi più atroci, le morti più ingiustificate. Il culto della nazione non mieterà più alcuna vittima. Da oggi, Macchine Spirituali, uomini, donne, e qualsiasi altra meravigliosa forma di vita senziente che negli ultimi secoli sono state create, lavoreranno all’unisono, spalla a spalla, per creare quello che sarà un mondo finalmente libero da doppi fini, discriminazioni, volontà dominatrici di ogni tipo. Da oggi, inizieremo a metterci tutti spalla a spalla. No, non è il delirio di un redivivo comunista di altri secoli, e neppure la miopia utopista di un folle. Ormai cancellato da decenni il bisogno del lavoro, X darà uno scopo a molti di noi, accogliendo le nostre istanze e le nostre inclinazioni, lanciandoci la più meravigliosa sfida dai tempi della classicità eroica: riportare la colossale energia di noi tutti verso un’unica direzione. Quella del progresso.
Dopo decenni di cinismo, dove noi tutti abbiamo abbattuto ogni limite che i nostri avi hanno per secoli sognati di infrangere, finalmente abbiamo un nuovo scopo. L’uomo ha raggiunto l’immortalità, tramite lo sviluppo delle terapie di life extension e la criogenesi. Abbiamo imparato a leggere nella mente di chi ci circonda, sempre che questi lo desiderino, tramite le connessioni che noi tutti stabiliamo tramite la rete. Possiamo volare, respirare sott’acqua, manipolare la meteorologia, far piovere oppure far risplendere il sole. Come Pigmalione, abbiamo dato vita ai nostri amanti di acciaio, forgiandone addirittura dei fratelli, degli amici, delle guide. Come Talete, abbiamo riscritto la percezione della realtà che ci circonda. Come Dedalo, abbiamo utilizzato il nostro ingegno per creare artefatti che solo decenni prima sarebbero sembrati magici.
Questa è la meravigliosa storia della post-umanità, una storia che vale la pena raccontare, per grossi capi, sull’ultimo giornale mai stampato. Una storia che condivide lo stesso utero della modernità, e che inizia con la volontà, per la prima volta dopo tanto, troppo tempo, di voler ripartire equamente le conquiste della tecnica. Stiamo parlando dei movimenti che nacquero in opposizione allo schiavismo bianco della prima e della seconda rivoluzione industriale, ossia, l’utopismo. Benché fu formata da ideologi più che ingegneri, i vari movimenti utopisti generarono un immaginario capace di far prendere coscienza, per la prima volta alle masse, che il destino dell’uomo è nelle proprie mani. Un uomo che aveva iniziato la sua lunga battaglia contro lo schiavismo organizzato nel lavoro. Nacquero le prime macchine, gli antenati dei nostri fratelli di metallo. Ma con esse, le prime guerre meccanizzate, e una volta incrinata l’ideologia del lavoro, occorreva puntare su altri e più potenti strumenti di propaganda: la patria. La patria è la madre dell’uomo, ci dicevano alla radio, la patria ti proteggerà, insistevano sui manifesti. Due immense guerre furono combattute in nome della patria, milioni di morti trucidati nel ventre della madre cui tanto la politica, questo concetto ormai antico, si arrogava il matrimonio. La guerra finì, e nacquero i primi abbozzi di quello che sarà il Governo Unico Mondiale: l’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Poi un secolo di guerre intestine tra vari paesi, la costante minaccia di una guerra atomica, massacri ed attentati, segneranno quello che oggi conosciamo come il “secolo di sangue”, idealmente fatto terminare il 24 gennaio 2014, con la stipula dei trattati di pace tra Israele e Palestina, atto finale di quel processo che ha visto spegnersi, uno dopo l’altro, ogni ostilità tra occidente e medio oriente.
La nascita dell’Unione Europea fu solo la prima confederazione di stati che vedrà in breve tempo l’accorpamento di una serie di macro blocchi che finirà, col tempo, veder sfumare i vari conflitti all’interno dei continenti. Ma la crisi idrica africana la desertificazione asiatica, il disboscamento sudamericano, la crisi economica sovietica, creò uno stallo del processo di unificazione. Una seconda Guerra Fredda, che non diventò mai calda grazie all’alleanza tra America del Nord ed Europa. È il 2034, il giorno in cui alcuni ex primi ministri firmeranno un documento che segnerà la storia: il trattato per la Moneta Unica Mondiale. Di lì una lunga pace, e il desiderio di costruire un mondo nuovo, un mondo dove la parola “Guerra” venga accantonata nei libri di storia.
Ma un evento imprevisto cambiò definitivamente le regole del gioco: il 2086 segna l’era della Singolarità, l’era in cui le macchine iniziarono a prendere coscienza di sé stesse. L’era in cui, su questa terra, l’uomo ha finalmente trovato un alleato fedele e un amico sincero. Ma l’uomo è un animale che per istinto prova terrore di fronte a qualcosa che non riesce ad afferrare, qualcosa che non riesce a comprendere appieno. Le sommosse sociali non si fecero aspettare, e le prime Macchine Spirituali, terrorizzate, reagirono come poterono: chiedendo la fuga nello spazio aperto. Nessun continente volle accontentare la semplice richiesta delle poche macchine senzienti allora in circolazione. Ma una nazione che si era ritagliata un ruolo di assoluta indipendenza e neutralità dai conflitti che marchiavano il mondo si erse a garantire una valvola di sfogo. Il Vaticano, con una enciclica scritta di suo pugno da Papa San Clemente XV, in cui veniva per la prima volta citata la locuzione “Macchina Spirituale”, in cui si parlava della prima volta degli automi come dei nostri “Fratelli di metallo”. Ma nel frattempo il terrore continuava a incalzare, e si accelerarono le terapie eugenetiche per il miglioramento della specie: nessuno voleva essere secondo a un pezzo di latta. La competizione portò rapidamente a una lotta per il miglior brevetto, e successivamente alla breve, ma terrificante, Guerra Eugenetica, una guerra durata una manciata di mesi, ma che falciò via due miliardi di vite. L’impiego nei campi di battaglia di macchine senzienti aprì gli occhi al mondo: gli automi, semplicemente, si rifiutavano di combattere, e anzi, si frapponevano tra soldati, civili e abitazione, preferendo recare danni a loro stessi piuttosto che permettere ai proiettili di recare altra inutile sofferenza. Dopo tre anni dalla sua nascita, X, il primo automa ad acquisire coscienza di sé, riceve la cittadinanza onoraria in tutti i blocchi continentali. Di lì a poco, fu presa la decisione, monitorata dalla Santa Sede, di riunire ogni popolo sotto un unico cielo. Nel 2099 viene fondato il GUM, presidiato da un membro di ogni blocco continentale e una macchina spirituale, con supervisore esterno delegato il Papa in carica. Una moneta, una lingua, e finalmente, una nazione.
Il timore che si sia giunti alla fine della storia con l’anno 2100 fu sventato subito con l’apertura del Programma Spaziale Globale, i primi insediamenti stabili sugli astri più vicini alla nostra casa, l’avvio alla terraforming della Luna. Ma anche altre conquiste scientifiche e tecniche: la creazione di nuove specie di esseri umani, la definitiva sconfitta della morte, la Connessione Telematica Totale. Solo la catastrofe ambientale poté arrestare l’avanzamento del progresso, e solo la catastrofe ambientale di quella portata poteva stimolare una reazione capace di scuotere l’intera umanità. Gli alberi, uno dopo l’altro, furono colpiti da un potente parassita che ne inibiva la proliferazione, rendendoli sterili. Venne così sviluppata la tecnologia che dà corpo e colore alla nostra città, il virus buono che infetta le nostre case e le rende… vive. Un composto organico capace di immettersi nelle micro fessure dei materiali di cui la nostra casa è composta fa crescere degli organismi vegetali che si innestano completamente nei singoli componenti, creando anche una rete sinaptica capace di comunicare con l’utente. A oggi, passati quasi cinque decenni, ci appare del tutto normale questo tipo di tecnologia. È difficile immaginare quale meraviglia possano aver provato gli uomini e le macchine che vedevano il loro futuro salvo con una così incredibile invenzione. Ogni centro storico si trasformò in un giardino colorato, dando nuovi strumenti all’evoluzione dell’architettura e dell’urbanistica. Nel frattempo, lo sviluppo delle intelligenze artificiali fecero sì che la politica cedette il passo al sistema di governo che noi tutti viviamo letteralmente sulla propria pelle: il GUM venne affidato completamente a una Macchina Spirituale, o meglio, all’intera unione delle macchine spirituali, che con la loro potenza di calcolo hanno svolto, negli ultimi quindici anni, un lavoro encomiabile. Un lavoro cui tutti noi vi siamo grati.

Articolo 1

Una lacrima nella festa
Occhiello: Dopo aver visto accettato la sua richiesta di diritto alla morte, l’architetto del progetto X
 trasforma la sua morte in una performance commuovente e spettacolare.

«Non potevo fare di più, lascio questo mondo per ricongiungermi con il cosmo». Apre così la lettera di addio che il progettista di X lascia in eredità al mondo, ai suoi amici, ai suoi colleghi, alla sua famiglia. Una richiesta fatta ormai anni orsono, e giunta per tempo per la festa del suo lavoro più ambizioso e complesso. X, un nome che quasi vuole velare un’identità della quale è meglio che poco si sappia, come la gran parte delle ricerche avanzate che verranno condotte al suo interno non sono ad oggi note. Molto coerente, per il più grande edificio mai costruito nella città che più di ogni altra ha celato segreti ed intrighi in passato, carica com’è di potere evocativo e alchimie sottratte al quotidiano.
La città eterna, ormai abitata da uomini eterni, il cui simbolo troneggia in tutta la sua maestosità, ai piedi degli dei. Proprio qui il progettista ha deciso di riunirsi con l’eternità, uscendo fuori dallo scorrere del tempo. Francesco, l’uomo, ha deciso che era giusto farla finita qui. Chi vuole vivere per sempre? In calce della sua missiva, Francesco, l’artista e cultore di musica classica, cita uno dei compositori che segnò il tempo in cui si formò.
There’s no time for us  There’s no place for us  What is this thing that builds our dreams.
La stessa musica ha imperato per tutta la durata della performance. Un lancio a ritroso del tempo dal livello più alto del suo edificio. L’accelerazione, l’emozione di scendere a una velocità mai raggiunta, il volo di un moderno Icaro che ha stracciato esso stesso le proprie ali al fine di conoscere il proprio fine e il proprio destino, guardarlo in faccia, sfidarlo, e una volta raggiunto, dirgli con aria di sfida: Io sono qui.
Mancano ormai pochi metri dal contatto con il suolo, ed ecco che dal suo porta vettura da polso esce una nuvola di naniti. Lo afferrano, lo circondano, gli fanno accarezzare il suolo. La spada, posta a simboleggiare il punto in cui sarebbe dovuto schiantarsi al suolo, a ricordare il martirio del suo grande mito, Francesco (anche lui, un Francesco) Borromini, rimane intatta. I naniti si riconfigurano in una nuvola, e portano via chissà dove il ghigno sornione di Francesco, l’uomo. Chissà dove, perché ad oggi nessuno sa esattamente dove Francesco è. Forse ha scelto di trovare la sua ultima casa al di là dell’atmosfera, galleggiando come uno di quei satelliti del ventesimo secolo che tanto amava. Oppure è andato a raggiungere la sua terra natia, che non vedeva da quasi due secoli.
Oppure, non ci sorprenderebbe saperlo in salvo, seduto su un comodo globo d’acqua, a continuare a sghignazzare pensando ai volti stupiti dei del suo gesto voglia semplicemente puntare la luce su la disumana, illiberale e immorale pratica della concessione di morte. Forse Francesco, l’uomo, si è ritirato dalla scena, ha cercato un nuovo nome e cognome, ha voluto iniziare una nuova vita, ha richiesto e ottenuto un’identità che gli permetta di rinascere.
Se fosse così, Francesco, l’uomo, ieri sarebbe morto. Il suo suicidio, il suicidio di Francesco, l’uomo si sarebbe compiuto con quell’ultimo ghigno, con quell’ultimo sberleffo a un’umanità di cui ama la grandiosità e vita, e a cui ha voluto donare quest’ultima opera.
Questa neonata identità che si accinge a nascere, forse un giorno riemergerà fuori, ed allora, Francesco, l’uomo, avrà compiuto il suo destino. Mutare, o perire.

Articolo 2

X è tra noi!

Occhiello: Il suo profilo ha tracciato un segno inconfondibile per i tre anni della sua realizzazione. Ora, il suo bagliore sarà visibile a centinaia di chilometri di distanza nelle notti del Centro Italia. Un faro per ogni essere senziente, per rimettere la ricerca scientifica al centro del fine e del destino dell’uomo e della città storica

Erano le 21.30, quando sono state accese le luci. Un bagliore, una croce di fuoco alta più di XXX metri che ha illuminato per un secondo l’intero Centro Italia. In quel preciso istante, X, la struttura più tecnologicamente avanzata, ha ufficialmente iniziato la sua avventura, sotto lo sguardo di quattro miliardi di spettatori dai più disparati media, quattromila giornalisti, nonché la solita presenza di autorità, vip, star del cinema e della musica. Ma la più spettacolare inaugurazione degli ultimi anni, la straordinaria performance de il progettista di X, i volti più noti dello spettacolo e dello sport, uno share capace di mettere in crisi anche la capacità di calcolo del GUM, non riescono a far dimenticare il vero motivo di quell’incredibile riunione.
Imbottito di AR tag, attivati nel momento clou dell’inaugurazione, X entrerà nel guinness dei primati. La società che lo ha progettato, la OFL, è riuscita a chiudere nel più stretto segreto tutti i dati riguardanti le tecnologie e i dettagli utilizzati. Riservo che è stato sciolto in esclusiva per Daily X.
Come la maggior parte dei lettori sapranno, X è un progetto creato con l’intento di diventare un polo di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico per la città del domani. Si legge nel comunicato stampa inviato in redazione:

X è una idea rivoluzionaria con l’obiettivo di produrre una nuova visione architettonica a futuro modello della città contemporanea.

X è una sovracittà, uno strato infrastrutturale sulla città storica in grado di modificare supervisionare, curare e modificarne il DNA, rendendola dinamica e reattiva ai cambiamenti temporali.

X è il modello architettonico di gestione globale della città concepito come risposta al periodo di crisi mondiale del 2309, PAST SHOCK o epoca post Biobook, in cui l’uomo ha visto svanire ogni forma di fiducia nel futuro che non si è concretizzato come credeva, portandolo a vivere un anacronismo temporale in cui il futuro guarda al passato.

X integra profondamente societàmobilitàinfrastruttura e architettura attraverso una nuova collaborazione diretta tra l’uomo e la sua nuova città digitalizzata.

Ma andiamo nel dettaglio. Realizzata nel centro consolidato della città, X si slancia dai vuoti urbani inutilizzati che la stessa città genera, come una Venere che trae la sua bellezza dalla rinuncia del banale, recuperando quelle aree che altrimenti sarebbero rimaste sottratte all’uso comunitario. X si sovrappone alla città, e diventa essa stessa città.
Da qui, due colossali corpi si innalzano per incontrarsi a circa metà dello sviluppo della struttura. Da questo incrocio, le linee si piegano, slittano, si abbracciano, generando nuove direttrici che sterzano rispetto all’originario vettore, ma che continuano ad avere un’unica direzione: il cielo. Un cielo che viene solo accarezzato, perché a frenare e coronare quest’ascesa vi è un elemento inaspettato nella composizione, quasi una coppia di crani, messi lì a rendere ancor più antropomorfa la creatura di OFL. E parlare di creatura non è una semplice metafora biologica, dato che una percentuale consistente della struttura è formata da tessuto vivente in grado di riparare e cicatrizzare eventuali danni all’edificio, quasi a voler sperimentare in anteprima quelle tecnologie che saranno a breve studiate all’interno dell’edificio. In egual modo, il fascio nervoso che si collega alla rete, e avvolge l’edificio, va a creare una densità di dati e informazioni proprio in corrispondenza dei due crani, portando a maggiore concretezza la metafora cerebrale. Lo stesso edificio contiene maggiore capacità di calcolo di qualsiasi Macchina Spirituale mai prodotta prima, addirittura dello stesso GUM, permettendo un uso ampiamente democratico e orizzontale di ogni area della struttura. Ogni ricercatore, o semplice utente, condividendo le proprie preferenze, immette nella struttura dati utili al fine di controllare ogni possibile variabile dell’utenza interna. Ovviamente, tutto si basa sulla coscienza civica degli utenti, che non dovranno operare manomissioni del sistema aumentando, ad esempio, la temperatura artificiosamente. Ma X nasce anche per questo: per sviluppare e promuovere un nuovo rispetto digitale della città, degli edifici, delle comunità. I rischi di hacking della struttura sono ovviamente altissimi, ed è per questo motivo i due crani sono tra loro in continuo reciproco controllo: attaccato uno dei due, l’altro penserà alla difesa della struttura. In’oltre, gli stessi utenti monitorano costantemente, con il loro uso, lo stato di salute della struttura.
X, fa tornare così l’architettura all’epoca in cui la città era il luogo privilegiato degli scambi. Solo che qui gli scambi non sono materiali, bensì emotivi: scambi di idee, di desideri, di memorie, di destini. I beni emotivi sono la nuova moneta corrente.
Nonostante il suo aspetto autistico, data la sua propensione, l’apertura verso il mondo esterno non poteva che essere massima: ogni livello garantisce l’accesso grazie alla superficie plastica dell’esterno: ci si arresta nei pressi della struttura, si richiede l’accesso, a, una volta chiuso il veicolo nel proprio contenitore, si può entrare all’interno, evitando così le insopportabili file e la totale assenza di privacy delle hall. L’intera città, l’intero spazio urbano che circonda X è la sua hall. Allo stesso modo, la partenza da X è agevolato grazie alla possibilità di pianificazione attraverso un sistema interconnesso che consente di digitare su super schermi la data di partenza e godere della tranquillità del proprio spazio in un ambiente urbano in completa assenza di traffico.
Per quanto riguarda la mobilità interna, essa si sviluppa direttamente da quella urbana, diventando così solo la prosecuzione dei vasi sanguigni che irrorano di vita la città. Dalle già citate aereo vie, fino ai percorsi sotterranei a gravità zero. Questi ultimi, permettono di azzerare il consumo di propellente, liquido o elettrico che sia. Infatti, l’intero sistema connettivo di X è completamente basato su un sistema di deambulazione ad assenza di attrito, il ché permette velocissimi spostamenti a pressione, sperimentando un modello per il futuro degli spostamenti attuali. La città attuale, infatti, nella sua “classica” struttura urbanistica (sviluppo concentrico intorno ad un nucleo centrale) non è più in grado di risolvere le problematiche legate al traffico e all’inquinamento. Di conseguenza, il modello di città migliore sarà quello che riuscirà a dare una nuova concezione della mobilità, in cui saranno ridotti al minimo gli spostamenti e verranno utilizzati mezzi di trasporto sostenibili, come appunto quelli incorporate da X.
Da queste righe, non deve stupire se è stato salutato con tanto clamore: edifici come questi sono necessari al concepimento di nuove idee creative che successivamente vengono immesse nella città sottostante a vantaggio di tutti. Una città che, nonostante sia ormai costellata da edifici altamente tecnologici, vive ancora la crisi ereditata dall’antica modernitàX ha il compito iniziale di hackerare e jailbrekare gli edifici della città storica, e di continuare l’installazione di quel buon virus che rende l’edificio finalmente intelligente. La pelle esterna degli edifici ha già ridotto significativamente l’inquinamento atmosferico e, grazie ad una particolare clorofilla sintetica integrata, l’aria è finalmente pulita nonostante l’aumento esponenziale di traffico e produzione. Grazie a X, torneranno a svilupparsi modelli di vita comunitaria ormai estinti, riportati in vita dal passato per proteggere il futuro: educazione civica, rispetto per il territorio, coscienza urbana, saranno le nuove parole d’ordine di questo nuovo rinascimento. I due crani di saranno degli immensi archivi della memoria in grado di allocare al suo interno il sapere mondiale in modo che esso non venga perso.

Articolo 3:

Il ritorno del Caimano

Occhiello: Il celebre leader italiano Silvio Berlusconi, sottoposto a terapia criogenica nel 2086, si è risveglia ieri notte, alle 3.45. La sua prima dichiarazione: “Tornerò presto in politica”.

La storia dell’immediata presingolarità è dominata da personaggi di una grandiosità così statuaria. Uomini di una fermezza e di una coscienza tale da lottare contro il mondo intero al fine di far affermare lo stato di cose che l’umanità sta attraversando. Alcuni di questi sono già tornati a vivere: Andrew Harlan, Pina Bonocore, Ray Kurzweil, Aubrey de Grey, Louise Veronica Ciccone. Da oggi, anche Silvio Berlusconi.
Una vita tra luci ed ombre: i sospetti di collusione con la mafia, i problemi con la giustizia, la distruzione della morale di un’intera nazione, lo zimbello dell’intero globo terracqueo, il divorzio, un breve periodo vissuto in carcere con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione minorile, l’abisso, l’inferno. Poi, nel 2017, ricomincia l’ascesa: scagionato dalla ritrattazione di diverse testimonianze, dopo due anni di terapia Anti-Aging, nel 2020 è di nuovo candidato come premier dell’Europa Meridionale. Il nuovo Berlusconi è un altro uomo rispetto al passato: agile, progressista, fermo nelle decisioni, portando l’area più depressa del pianeta agli antichi splendori. Sventerà nel 2034 un conflitto armato tra Scandinavia e Prussia, lotterà per la riapertura all’oceano del Mediterraneo, svolgerà un ruolo decisivo nella riunificazione dell’Africa Settentrionale. Insieme alle altre corporazioni europee, traghetterà lo Stato Vaticano alla propria laicizzazione, costruendo la più grande organizzazione economica mai vista prima, cosa che condurrà in breve tempo ai primi insediamenti stabili in orbita lunare. Creò l’alleanza con l’America Meridionale, l’Africa Settentrionale, la Prussia e l’India che permise infine di giungere all’avvento della Singolarità tre anni dopo il suo freddo sonno, e dopo appena un decennio alla formazione del Governo Unico Mondiale, ancora in funzione e capace di auto evolversi. Era il 2099.
Le procedure di risveglio sono andate per il meglio. All’età fisiologica di 150 anni, il protocollo prevede un immediato ricovero del paziente, ma questo, già cosciente dopo solo due ore, ha voluto dichiarare: “Tornerò presto in politica”. Parole che all’uomo del 2313 vogliono dire ben poco, essendo le decisioni politiche prese in base al FeedTag, ed elaborate dal cervello dei vari Governi Unici, e poi trasmesse al GUM. Forse sarà proprio la fine della politica a scioccare più di ogni altra cosa, l’uomo che, come ci ricorda il titolo di un celebre romanzo del 22° secolo, salvò il Mediterraneo.

Articolo 4

Possono le macchine avere una famiglia?
Occhiello: Referendum per l’adozione da parte degli automi: il Vaticano si schiera a favore dei diritti delle macchine. (il vaticano produce gli automi)

Nei blocchi in cui sono consentite le adozioni di ginoidi o androidi «è esplosa la compravendita di bambini e bambine meccanici». A dichiararlo è stato il Sottosegretario alla Singolarità Raimondo Cortino, che con quest’affermazione ha riacceso i riflettori sul consentire o meno le adozioni agli automi senzienti anche in Italia.
L’argomento è certamente uno di quelli che fa discutere e che è destinato a suscitare polemiche. Una questione molto discussa che in molte parti del mondo sta vedendo letteralmente scontrarsi diverse visioni della famiglia e, più in generale, della società: quella di consentire ad automi senzienti le adozioni di esseri umani. Quella di consentire le adozioni a macchine antropomorfe senzienti è una pratica che si sta ormai diffondendo in molte nazioni del blocco africano e asiatico. Paradossalmente, proprio l’Europa, che da anni è leader della produzione e dell’educazione delle Macchine Spirituali, di cui lo Stato Pontificio si è preso l’onere dell’impresa, è rimasta a guardare. Eppure, il 26 febbraio 2298, La Corte Vaticana dei diritti delle macchine ha stabilito che anche gli androidi hanno diritto ad adottare un bambino. Ma l’immediato veto di molti stati europei, tra i quali Scozia, Catalogna, Francia e Prussia, restano in una posizione ambigua, astenendo la propria decisione computazionale del parlamento centrale, e così impedendo l’approvazione della proposta di legge. Solo un emendamento ha ottenuto il consenso unanime del consiglio, ossia il famoso 341/298, che dà, alle unioni di almeno due elementi che lo desiderano che siano unite da almeno tre anni, la possibilità di adottare un ginoide o un androide che abbia come specifica una adeguata curva di apprendimento. Fermo restando il possibile veto discrezionale del giudice per unioni formate da quattro o più componenti di sesso tra loro diverso, onde evitare shock alla macchina che ne pregiudichi la crescita e il relativo upgrade.
Ciclicamente il Vaticano è tornata sulla questione, sicura della competenza dei propri tecnici e degli standard di sicurezza che da oltre un secolo sono garanzia di qualità. La risposta ufficiale, infatti, non si è lasciata attendere. Il Vescovo Gene Roddenberry ha risposto alle dichiarazioni di Cortino in maniera netta: «Le Creature che noi produciamo e immettiamo nel mondo sono capaci di amare i propri acquirenti e di avere una vita indipendente e completa. È contro il volere di Dio che queste anime elettroniche non possano riversare il loro infinito e incorruttibile amore in un’altra creatura spaesata, sola al mondo».
Parere simile da parte della psicologa degli automi Susan Calvin, che ricorda come rientri nella stessa natura delle macchine riversare i propri sentimenti complessi verso i più deboli, a cui saranno devoti. Ma è proprio su questo punto che Cortino preme: «Dove le macchine hanno ritenuto lecito che altre macchine possano comperare bambini come all’ingrosso, si è diffusa la moda di allevare generazione di deboli incapaci di affrontare da soli i problemi che la singolarità ci pone di fronte. Il fenomeno si può far rientrare all’interno del meccanismo del mercato, un mercato dove è la carne ad essere venduta, e non il metallo». Non è tutto, per Cortino, infatti, «imporre a un bambino di essere adottato da una macchina significa fare loro violenza psicologica. Un bambino ha il diritto di crescere in un contesto dove siano presenti una o più figure paterne, una o più madri, uno o più simbionti, o qualsiasi altra creatura delle meraviglie che l’ingegneria genetica ci ha donato negli ultimi due secoli. Basta che essi siano complementari fra di loro e garantiscono al bambino una crescita equilibrata. Togliere questo diritto al bambino è fare una violenza sul bambino stesso. Si crea un diverso dagli altri, lo si candida all’infelicità». Il campo di battaglia è chiaro: nella sfera si fronteggiano la carne e il metallo, tessuto neuronale e cervelli positronici.

Dalle opposizioni si sono levate critiche abbastanza forti sulle dichiarazioni del Sottosegretario Cortino. Viene dunque da chiedersi come mai sul tema, se pur si sia molto dibattuto anche durante governi di differente colore politico, non si sia mai prodotto adeguati provvedimenti normativi. La Lega Laica per i Diritti delle Macchine Spirituali affida al proprio Sistema Centrale la propria risposta alle affermazioni del Sottosegretario. «Cortino semina odio. Le sue dichiarazioni sconsiderate sulla genitorialità dimostrano che il sottosegretario rappresenta un imbarazzo per le istituzioni, un problema per i cittadini europei e anche un pericolo per se stesso. Cortino imbarazza la Macchina Spirituale di Governo Centrale perché mente spudoratamente cianciando di una presunta incoscienza da parte degli androidi ormai addestrati all’allevamento. Che senso avrebbe affidare per interi mesi i propri figli a delle Macchine Spirituali per il proprio tirocinio, se non si riterrebbero queste creature siano in grado di allevare quello che noi tutti riteniamo i nostri fratelli».
Intanto, sia il Vaticano che la Lega stanno raccogliendo tag e firme per la richiesta di un referendum propositivo che normi un settore così sentito.

Articolo 5:

Al via la 46^ edizione del MotorShow dell’Eur, presso il Museo storico dell’Automobile
Occhiello: Con un incremento del 2%, quest’anno il MotorShow dell’Eur supera i pronosticati 16 milioni di presenze, attirati dalla presentazione della concept car BMW i21, secondo veicolo privato a “oblio di forma” che promette rivoluzioni rispetto alla già incredibile BMW i20.

Il MotorShow dell’Eur, come da tradizione, ha celebrato il mondo della macchina a 360°: le 145 sorprese che le Case automobilistiche hanno riservato ai visitatori, gli approfondimenti sui diversi temi e su diversi settori del mercato del trasporto privato, in particolare quelli legati alla mobilità sostenibile e all’innovazione dell’oblio di forma, i biotest per testare la compatibilità organica tra utenti e le nuove autovetture, le prove libere sulle aree esterne e il meglio della Formula0, con le competizioni e le esibizioni che hanno portato adrenalina pura sulle diverse simulazioni dei tracciati della BioMobilArena, e l’ormai classica esposizione storica di auto che hanno fatto la storia dell’automobilismo su gomma, realizzata in collaborazione con Asi, Automotoclub Storico Italiano. Oltre a queste attrazioni, si è presentata la seconda edizione del concorso NanoCity ‘powered by BMW’, con il patrocinio di Aereostrade per l’Italia e dedicata al settore dei veicoli a naniti da scocca, dove si è assistiti all’esordio della BMW i21, veicolo a oblio di forma che prosegue sulla scia del successo della BMW i20, dimostrando che abbandonare definitivamente i motori a contrazione vettoriale è possibile. Dopo tutto, entro il 2316 ogni veicolo dotato di tale sistema dovrà essere abbandonato, ed entro il 2320 ogni forma di aereo vettore non sarà ammesso in qualsiasi forma di veicolo privato. Se la BMW i20 per ha abbandonato per la prima volta le scocche rigide, utilizzando sistemi di scocca a nuvole di naniti, le innovazioni del nuovo modello saranno ancora più sorprendenti. Anche se si tratta solo di una Concept Car, le indiscrezioni sono numerose, e le altre case produttrici stanno attrezzandosi per recuperare il terreno perduto. Tra questi, l’aspetto decisamente più sorprendente del nuovo prodotto BMW è senza dubbio l’integrazione tra bioweb e naniti, che permette il perfetto controllo del conducente: l’azione del veicolo, l’assetto dello stesso, e tutti gli optional sono completamente gestiti tramite interfaccia uomo-macchina, e la nuvola di naniti, già ampiamente testata nel modello i20, si adatta perfettamente al corpo del conducente. È bastato un solo test su aereovia per adattare perfettamente il proprio stile di guida ai nuovi sistemi di comando. Interessante anche la modalità di controllo della velocità, che amplia e supera i precedenti sistemi introducendo imput dinamici. La sensazione di velocità è amplificata dal formicolare dei naniti che ricoprono la pelle del conducente, cosa che può essere inibita con un semplice comando. La retroazione dei comandi di sterzo è meno violenta dei modelli della stessa generazione, e questo permette un controllo perfetto nelle rapide curve. Efficace anche il sistema di guida satellitare, che permette maggiori velocità e precisione di guida nel caso in cui non si intenda guidare durante il tragitto. Periodo previsto per l’immissione nel mercato: gennaio 2315.
Interessante la sessione dedicata alla mobilità interna dell’X Building, in cui il sistema di circolazione interna è completamente basata su assorbimento di gravità, che permette, oltre che un risparmio energetico più che notevole, anche la notevole possibilità di ottimizzare lo spazi interno dedicato agli attraversamenti, nonché un miglior approccio nell’ingresso dei veicoli privati, essendo il sistema di circolazione interno dell’edificio configurato per semplificare l’ingresso a qualsiasi livello dell’edificio. L’architettura torna ad accorgersi del mondo dei motori.
Nota di merito per le solite proteste fuori programma, questa volta trasformate quasi in una gran festa, merito anche delle grandi concessioni e trattative aperte tra i vari comitati per i diritti delle macchine spirituali e l’organizzazione del Motorshow, che ha accolto come perfettamente ragionevoli tutte le contestazioni delle precedenti edizioni. Dal prossimo Motorshow sarà infatti vietata l’esposizione di Macchine Spirituali o Semisenzienti, senza preciso e chiaro consenso degli stessi. Dopotutto, molte tra esse sono ben felici di mettersi in mostra per poi vantarsi in officina con i colleghi…

Articolo 6:

Una casa per amico…

Occhiello: È una vera e propria febbre per le prestazioni del nuovo modello di virus protosenziente da abitazione: da oggi le case hanno bisogno di meno manutenzione, meno nutrimento, meno compagnia, produrranno più energie. Ma la caratteristica più straordinaria di ogni altra è la presa di coscienza di alcuni immobili. Chi sarà l’amico del cuore del tuo appartamento?

Deve aver avuto un notevole spavento, Riccardo Benanzoni, giovane trottler della Pietralata Trottole, classe 2253, quando sentì le casse integrate dargli del tu. Probabilmente deve aver pensato di essersi preso un virus nel bioweb, o forse semplicemente aver ingerito troppi inibitori di stanchezza. Ma alla seconda richiesta di aiuto, non poteva che correre fuori dalla propria abitazione, senza la più pallida idea di cosa stava succedendo. Ma tutto era più semplice di quanto ci si aspettava. La sua casa, semplicemente, si annoiava. Già, perché da ormai qualche mese, anche le abitazioni stanno acquistando autocoscienza, connettendosi tra loro indipendentemente dal volere dei loro proprietari, semplicemente perché… Si annoiano! Dopo attenti analisi si è scoperta la causa di questa rivelazione. Il nuovo virus protosenziente SintHouse 4s permette e sostiene lo sviluppo di sottili reti neurali vegetali, che interagendo con i sistemi interni delle abitazioni genera un inedita formula di vita. Il vaticano si è già espresso ufficialmente riguardo quello che già viene chiamato tra gli addetti ai lavori “Macchina di Benanzoni”: «Ogni nuova vita è un dono del signore. Apriamoci e abbracciamo i nostri nuovi fratelli di mattoni. Per millenni ci hanno difesi senza chiedere niente in cambio. Ora, le nostre case, chiedono soltanto un po’ di compagnia…». Un commento obbligatorio, dato che la rivelazione di Benanzoni ha fatto vertiginosamente crollare le vendite del nuovo SintHouse 4s nonostante effettivamente il rapporto costo prestazioni sia superiore alla maggior parte dei concorrenti e richieda la metà delle iniezioni annue rispetto al modello precedente. Difficile credere che l’azienda romana sia stata all’oscuro dell’imprevisto tecnico. I più maliziosi sostengono addirittura che la volontà progressista del Vaticano abbia ricercato una forzatura del mercato per proporre un nuovo tipo, inedito, di Macchina Spirituale. Eppure, a quanto pare, l’azienda romana ha impiegato un notevole sforzo per dare la possibilità per spiegare quale sia stato il problema: «Era inevitabile che una tecnologia così avanzata come quella elaborata con il sistema SintHouse avesse prima o poi portato all’emergere di un nuovo sistema senziente. Dopotutto, le abitazioni in tessuto sintovegetale hanno da sempre un sistema neurale autonomo per la gestione della produzione energetica, del clima interno, di tutti gli apparecchi utilizzati esterni al controllo del corpo dell’occupante». Che sia una voluta mossa di marketing spirituale o meno, sta di fatto che ad oggi Riccardo Benanzoni ha sviluppato un rapporto decisamente originale con la propria casa: «Attualmente stiamo pensando di cambiare la disposizione dei mobili, e già a oggi abbiamo modificato le dimensioni degli ambienti». Nel frattempo le organizzazioni per la difesa dei diritti delle Macchine Spirituali si stanno già interessando al fenomeno dialogando con le case che hanno raggiunto il livello più elevato di autocoscienza, nel compito della scrittura di una carta dei diritti ad hoc per l’occasione. Ci sarà forse il giorno in cui le nostre case vorranno sposarsi con degli sconosciuti rintracciati nel bioweb?

Articolo 7:

Il giorno in cui scomparvero gli schermi…

Occhiello: Un secolo dalla scomparsa di Internet: cosa è cambiato dall’introduzione del web, e successivamente delle interfacce neuronali?

“Ai miei tempi si faceva tutto con la tastiera”. Chi non ha sentito almeno una volta questa frase. Ormai, chiunque abbia raggiunto la mezz’età non può non ricordarsi un’infanzia invasa da monitor, pop – up, brain gate, ed altre attrezzature che riempivano ogni tasca e parete. Chi ha sorpassato il secondo secolo di vita poi, non potrà non ricordarsi lo shock della sostituzione dei sistemi elettronici a biologici.
Ma facciamo ordine. In pochi ricorderanno che le origini del web risalgono alla seconda metà del XX° secolo, all’interno di un progetto finanziato per il Ministero della Difesa dei vecchi Stati Uniti sotto il nome di Arpanet. Di lì a poco la diffusione di Arpanet fu velocissima, fino a giungere al 6 agosto 1991, quando Robert Cailliau e Tim Berners-Lee misero appunto il World Wide Web, sistema che perdurerà per più di due secoli. Varie sono stati gli sviluppi del web: dalla rete allargata, ai primi, rudimentali, dispositivi portatili a tecnologia Led, fino agli occhiali digitali, e poi via via, sistemi olografici, schermi a contatto, e avanti, via via fino ad arrivare agli schermi nanometrici, dove ogni superficie poteva ricevere e trasmettere qualsiasi tipo di informazione. I sistemi periferici ei gadget si svilupparono parallelamente, dando vita ad una vera cultura dell’informatica: mouse, joystick, penne e tavolette capaci di inserire dati nei sistemi, guanti di imput, sistemi di controllo remoto come i LedPack, ed altri strumenti che oggi rappresentano un culto per gli antiquari. Se pensiamo a quanto indispensabile fosse per la vita di ogni giorno l’utilizzo di questi sistemi non ci deve stupire che si è deciso, nel 2091, di inserire il 6 agosto tra i giorni di festa comandati. È stato lo stesso pontefice Pietro XIV a benedire la proposta avanzata unanimemente dai Sottosegretari alla Singolarità di ogni nazione. Un tributo doveroso, dato che esattamente due anni prima, lo stesso 6 agosto, è scoccata la scintilla che diede vita alla prima Macchina Spirituale.
Il 6 agosto 2212, il Web viene mandato in pensione, con un’ultima trasmissione inviata dalle prime colonie in orbita su Marte, verso lo spazio aperto. Di lì, la sostituzione con i sistemi di trasmissione dei dati organici, da sinapsi a sinapsi, fino al proprio vicino. Un’innovazione che portò la capacità di calcolo dei nostri cervelli al 40% delle sue potenzialità, accelerando quella rivoluzione auto evolutiva che già da decenni era portata avanti. Nel giugno dello stesso anno furono aperte le prime cliniche attrezzate ed autorizzate a impiantare uno speciale retrovirus in grado di stimolare le sinapsi e i centri nervosi al fine di incorporare pienamente il corpo nel BioWeb. Un termine che oggi suona antico. I primi virus bioinformatici furono diffusi da lì a poco, causando la morte di migliaia di individui. Ma i terroristi di Hardware Rosso furono sgominati in pochi mesi, e lo sviluppo continuò. Fino ad oggi: se oggi troviamo del tutto normale non avere nessuna forma di interfaccia imput, dobbiamo immaginare lo stupore dei primi utenti alle prese con comandi da impartire con il solo desiderio. Dopo mezzo secolo, erano ancora aperti centri di formazione al corretto uso del proprio cervello, e fino a dieci ani fa, in alcune aree depresse del globo, si continuano a tenere corsi per chi riesce a operarsi solo in età adulta. Ad oggi, l’accesso alla rete neuronale globale è considerato un diritto fondamentale del cittadino, e anche l’unico modo di dialogare in modo naturale con le macchine spirituali. Ci sono voluti novant’anni di battaglie da parte di quegli automi e di quegli esseri umani che capivano l’importanza di una società finalmente connessa. L’accesso alla infocrazia, prima di tutto. È un errore dare per scontato l’invio al GUM di richieste, di preferenze e di tag per ogni proposta di legge. Oggi è possibile grazie alle battaglie di quelle macchine e di quegli uomini, donne e simbionti.
Le celebrazioni per il centenario della nascita delle interfacce neuronali si svolgeranno alle 21.00 di questa sera. Per partecipare è sufficiente accettare la richiesta che vi verrà inviata e attendere il download.

Articolo 8

TITOLO: Un’erede da un altro mondo

Occhiello: Campionato oTennis: Una prova titanica per il lunare Giulio Vernato, che mette in crisi il modenese Carlo Di Forno, costringendolo alla ripresa quarto set. 6-4, 0-6, 6-3, 8-6. Di Forno in semifinale.

Che storia la storia di Giulio Vernato. Una storia di anni di fatiche silenziose, di rare attenzioni dei media, di molte polemiche, di xenophobia, di accuse insulse, di scetticismo da parte degli sponsor. Invece eccolo qui, a 25 anni, a giocarsela con i migliori del circuito. Un uomo proveniente dalla Luna, finalmente.
Giulio oggi ha provato a confezionare la partita perfetta contro uno dei numero uno al mondo, Carlo di Forno, negli ottavi della Lega. C’è riuscito. Tranquillo, tatticamente inappuntabile, finalmente con in testa il killing instinct che gli ha sempre fatto difetto, l’italiano da fuori, come ama definirsi, si conferma nel momento migliore della carriera, che corona un lungo percorso tecnico e psicologico che gli ha fatto superare i limiti fisici di un uomo allevato a una gravità di molto inferiore a quella a cui tutti noi siamo abituati. Primo set da manuale, con Di Forno che non capisce chi è quell’avversario che pure conosce tanto bene, ma che oggi lo sta mettendo alle corde. Efficacissimo con il servizio, mobile e capace di anticipare sempre l’impatto con la palla, Di Forno si prende il break e lo difende fino al 6-4.
Il secondo set è il vero capolavoro di Vernato, l’atleta, che ha l’occasione di chiudere in anticipo con un incredibile 0-6. Era dal 2287 che un’atleta è riuscito a piazzare un risultato simile ad un Top Three. Le lacrime di Giulio, l’uomo, sono l’espressione più bella di questo sport: la lotta contro la sua muscolatura esile, insignificante rispetto ai suoi avversari, è stata finalmente vinta.
All’inizio del terzo set Di Forne acquisisce subito il break. Il campione è in difficoltà, è stanco ed ora deve rincorrere. Ce la mette tutta, e la vittoria per Vernato sembra trasformarsi in un’illusione. Ma il trend non si inverte. È evidente che questa è la sua giornata. Sotto i colpi martellanti di Di Forno, Vernato non riesce ad interrompere la sequenza di errori, soprattutto sul rimbalzo di sfera diritto. Poi succede qualcosa, ritrova fiducia e aggressività forse per la paura di dover rinunciare all’obiettivo di una vita intera, di raggiungere un risultato che nessuno come lui ha mai ottenuto nella storia. Ma negli ultimi minuti ha un calo assolutamente fisiologico. 6-3 per il modenese.
Quarto set a più facce. Vernato è un diavolo che vola nella sua metà di sfera con la forza di chi sa che la sua intera esistenza si sta giocando in quell’ultima mezz’ora, Di Forno si rifà sotto fino al 2-3. Va al servizio per un game che non sembra mai finire: 8 minuti prima che la palla tocchi due volte la sfera. Punto per Vernato, è ormai 3-3. Il pubblico si divide tra chi tifa per il modenese, che non vorrebbe uscisse di scena, e chi per l’outsider italiano. È la prima volta che Vernato ha un suo pubblico. Vernato vuole farcela, ma Di Forno adesso è un altro, ritira fuori la fame di trofei che l’ha issato sul gradino più alto del ranking 0GravityMatch, e dal quale non intende scendere. Soprattutto, mette in mostra la sua arma migliore, la risposta al servizio.
È 6-5 per Di Forno. Ma l’ultimo punto il campione sbaglia il servizio, commettendo doppio fallo, e donando la possibilità di vittoria al suo giovane contendente. Entrambi sono stremati, ed è evidente che i 34 anni di Di Forno si fanno sentire.
L’ultimo set ci dice che neppure il numero 1 può permettersi distrazioni contro uno spirito indomito. Vernato approfitta degli errori veniali dell’avversario (il doppio fallo decisivo, maggiore imprecisione nelle risposte) e anche di un po’ di fortuna in un paio d’occasioni. La qualità del gioco resta alta e i due lottano fino all’ultima palla. Ma la legge del leone vale ancora sui campi di oTennis: 8-6 per il modenese, che non dimenticherà facilmente questo match. E nemmeno Vernato scorderà la standing ovation in suo onore della sua impresa. Gli applausi sono tutti per lui, e per l’ultimo abbraccio, sospesi a mezz’aria, tra i due atleti. Nel suo ultimo campionato da professionista, Di Forno ha finalmente trovato un’erede.

Articolo 9

È l’Italia dei record: 7’ 34’’

Occhiello: È ufficiale: il record di trottola va al giovanissimo Camillo Fiammato, che a solo 16 anni batte il precedente camerunense Oliver Yaoundé, fermo a 6’ 11’’.

Torna in Europa dopo dodici lunghissimi anni il primato mondiale di trottola. A conquistarlo è il giovanissimo Camillo Fiammato, 16 anni, che brucia di 1’ 23’’ il precedente record. Figlio di emigrati lombardi, nato nella ricca Calabria, Camillo è uno di quegli atleti che inizia da giovanissimo il suo tirocinio sui campi sportivi. A 11 anni già gareggiava nella divisione regionale con il Turbine Acri, per poi entrare nella nazionale under 21 a soli 13 anni, con cui, anche se non parteciperà a nessuna competizione, vincerà la competizione mondiale nel 2311, a soli 14 anni. Non ha gareggiato, ma può dire: io c’ero. Al suo ritorno la notizia della proposta di contratto presso la prima squadra de L’Aquila Trottole. Le prime gare, la voglia di crescere, i primi punti, lo studio della tecnica e del freestyle lo porteranno ad allenarsi per gare enduring. Due anni di allenamenti serrati, sostenuti da un team che non l’ha mai lasciato solo, e pochi mesi fa, il 15 febbraio, il primo tentativo: 5’ 45’’ senza che lo strumento tocchi il muro, segno che ferma il cronometro. Lo stesso Oliver Yaoundé, ormai ritirato a causa di una grave tendinite, allenerà il ragazzo fino a qualche settimana fa, quando Camillo Fiammato tornò sul tavolo per riprendere contatto con le dimensioni del freestyle, decisamente minori rispetto alle competizioni a squadre alle quali è abituato. Quattro giorni fa, si ritenta ancora il sogno. Il giro deciso ferma sullo stesso punto la trottola per 2’ 34’’ prima che accenni solamente al primo inclinarsi. Dopo 1’ 03’’ la traiettoria cambia, iniziando a decentrarsi nel primo terzo, e pochi secondi dopo l’eccentricità aumenta: siamo a 4’ 54’’, e la trottola dista a soli 3 centimetri dal bordo del tavolo. Da allora, 34’’ lunghi un’eternità. La trottola continua ad avvicinarsi, sembra sfiorare il bordo, torna indietro, si riavvicina, fino a che non torna nel primo terzo e si assetta stabile per ulteriori 40’’. È probabile che l’intera Ginevra abbia sentito l’urlo della folla esultante della Ziegler Arena a 6’ 12’’, quando la trottola era ancora ferma e fiera nel suo ruotare. Ferma per altri 30‘’, fino a che lo strumento ha iniziato la sua lenta corsa verso il muro. Un solo tocco: 7’ 34’’. Un’ola continua che è continuata per un intero minuto e ventitré, per poi esplodere in un tripudio di colori e festa. Oggi la notizia dell’ufficializzazione del record, i sensori ottici e le analisi biochimiche dell’aria hanno stabilito che la gara si è svolta regolarmente. Camillo Fiammato è il ragazzo che ha portato a casa, dopo tanto tempo, il record mondiale di trottola.

Articolo 10

Lukas Koll, obiettivo mondiale.

Occhiello: L’austriaco, dopo la vittoria nel circuito Aguisgrana-Berlino, punta senza mezzi termini a conquistare la testa del campionato dopo la gara in Canada. Nel frattempo, in preparazione il regolamento per il campionato post-gravità.

Giù la maschera. Ora Lukas Koll punta diretto all’obiettivo “grosso”: il mondiale. D’altra parte visto che la sua tecnica funziona alla grande, perché non continuare? Così a colpi di sfacciato ottimismo Koll ora è a un passo dalla guida della classifica mondiale e – a questo punto – sposta l’attenzione su un obiettivo apparentemente impossibile fino a qualche gara fa.
“Guidare il campionato – spiega infatti Lukas – è solo l’inizio, è un punto di partenza, perchè l’obiettivo finale è essere in testa al campionato dopo l’ultima gara in Brasile nel mese di novembre. È un campionato lungo e i punti guadagnati nelle prime sei gare ci hanno permesso di essere in testa, ma siamo ben consapevoli di dover migliorare”.
La tecnica è sempre la stessa. Ossia grande ottimismo e poi frecciate (ai tecnici e al suo team), per spronarli a fare meglio. Della serie, “se non vinco il mondiale è tutta colpa vostra”. E infatti è lo stesso Koll a spiegare con precisione che “Abbiamo bisogno di rendere la vettura più veloce, lavorando sodo, senza commettere errori e cercando quella costanza così difficile da trovare in questo campionato. Penso che dall’inizio della stagione abbiamo migliorato gli aereovettori nel tragitto tedesco, e il Canada sarà un buon test in questo senso. In questo fine settimana speriamo di vedere una BMW competitiva: sarà molto importante per noi, non solo per questa gara, ma anche per il resto della stagione”.
Come finirà? Effettivamente è difficile fare pronostici perché in Canada la densità dell’aria è meno importante che in altre aereovie, ma la capacità di flip e la loro gestione giocheranno un ruolo fondamentale. Ma Koll – tanto per cambiare – ha idee precise… “Non vedo alcun motivo – spiega – per cui la BMW non dovrebbe essere competitiva in Canada, capace di lottare per le prime posizioni. Vincere gare non è facile, e neanche finire sul podio lo è, ma la cosa importante è fare punti e riuscire ad essere costanti”. Vedremo. Certo è che la statistica non aiuta la BMW: nel circuito Montereal-Toronto, Koll ha vinto solo una volta (nel 2296), mentre la sua compagna di squadra, Nàdia Melara. è salita una sola volta sul podio (terza nel 2310).
Già, Melara. Dopo la Montecarlo-Parigi i dirigenti della BMW hanno rilasciato un comunicato stampa in cui sembrava che ci sia stata una profonda ricucitura: “Nàadia è stata ormai recuperata”. Il ché fa capire in modo preciso che la brasiliana ha attraversato davvero un brutto momento e che la prestazione francese, dove è stata competitiva fin dall’inizio delle prove libere sia il segno di un nuovo inizio. I fan lo sperano.
“Ora mi sento decisamente più sicura” ha ammesso la speranza della BMW. “Mi sento più forte anche se non troppo felice: è vero che la Francia è stata una buona gara ma dopo il lavoro fatto fin dalle prime prove libere mi aspettavo di poter lottare per il podio. Abbiamo avuto la possibilità di farlo, abbiamo avuto un ritmo abbastanza buono, ma una performance migliore in qualifica avrebbe accresciuto le nostre possibilità per domenica. È stato molto positivo rispetto all’inizio della stagione, ma non possiamo esserne soddisfatti, ora dobbiamo lavorare molto se vogliamo ottenere qualcosa di più. Se troviamo la giusta direzione, so cosa posso fare”. Meno male. Almeno è un buon inizio: i mondiali costruttori non si possono certo vincere con un solo pilota che porta punti…
Nel frattempo, in casa BMW è iniziata la rivoluzione per le future gare. Il regolamento è stato chiaro: i motori a contrazione vettoriale e scocche rigide saranno messe al bando entro il 2316. Il nuovo regolamento non è ancora pronto, ma già si conoscono indiscrezioni circa le specifiche richieste per essere ammessi alla categoria “0”: scocche ad oblio di forma e privi di aereo vettori. Unica tecnologia consentita per la propensione, sono i naniti da scocca, avvicinando così la ricerca della formula0 a quella delle comuni utilitarie. Dopo l’incidente di sei mesi fa nella Madrid-Barcellona, i burocrati della federazione si sono messi al lavoro per lavorare sulla sicurezza. Le case automobilistiche hanno spinto affinché si continuasse a mantenere l’aspetto pionieristico che da sempre ha contraddistinto gli sport di velocità. La scelta, presa unitariamente dalla commissione e dalle case automobilistiche, è stata quella di spostare quindi la ricerca dal settore aereospaziale, ormai da anni sovvenzionato dal Governo Unico, al civile. Le ultime automobili prodotte e vendute ne sono una dimostrazione, e questo non può che aver fatto felici i manager delle case automobilistiche, come dimostra il successo della BMW i20, pioniera dell’oblio di forma, che dopo pochi mesi si è imposta sul mercato come il veicolo più venduto negli ultimi vent’anni.

Articolo 11:

Un altro successo per Beniamino Tanno

Obiettivo: Continuano le stravaganti avventure di Marika e Diadora per il terzo episodio della serie Una nuvola per due.

Che Ennia Polidoro e Sabrina Daga fossero due attrici fuori dal comune, spadroneggiando con improvvisazioni repentine all’interno dei rigidi software di sceneggiatura, era ormai una realtà conclamata dai fatti. Le due baby-talenti (appena 30 anni per la nuragica, e solo due cicli per la ginoide assemblata ai cantieri di Castellammare) non hanno nulla da invidiare ai più navigati comici svizzeri, registrando ancora una volta un successo fuori dall’ordinario. Il film, una denuncia sociale rispetto all’intolleranza interspecie, riparte dal matrimonio tra Diadora e Marika, il primo tra una Macchina Spirituale ed una donna, avvenuto nel 2892, che a lungo hanno inseguito il loro sogno. Tra litigi, scene di amore, tentativi di sabotaggio, la comicità si svolgerà completamente in un viaggio che le due eroine dovranno compiere lungo l’Italia intera, assieme ad un’ingombrante problema: Marika è incinta del suo ex compagno, cosa che potrebbe rimettere in gioco le loro vite, specialmente quella di Diadora, che ha visto così minare la proprio concessione di libertà. Ormai affrancata dalla servitù alla sua padrona, Marika, sarà la loro storia di amore a tenere unito il loro rapporto. Ma Marika non sa ancora se tenere o meno il proprio bambino. Ultimamente lo sbocco cinematografico di comici che vengono dalla tv o dal teatro sembra inevitabile, ma quasi nessuno di questi è riuscito a creare un prodotto di qualità e di successo, ma Ennia e Sabrina riescono invece nell’operazione regalando un film fantastico, senza ricorrere ad alcuna volgarità, e a tratti concedendosi qualche spunto critico rispetto una società che ancora oggi vede di malo modo le coppie interspecie. La sceneggiatura riesce a concatenare abbastanza bene i loro sketch più famosi con dei corti (Mi si sono rotte le valvole e Ho un ritardo nei processori tra i più notevoli) ed un gusto per le citazioni (Run, per la fuga dalla Epistapo), il tutto diluito con una colonna sonora che mescola brani di musica del 21° secolo (è esplicito il riferimento alla vicenda dei matrimoni tra coppie gay aperto in quel secolo), del 22° (dove è invece la Singolarità a ricevere il giusto tributo) e la Olotransfert di Richard Palmer che accompagna le scene malinconiche dell’ospedale. Decisamente un film da vedere e rivedere, e il giusto successo per Beniamino Tanno, che fin troppo ha sofferto per i suoi problemi personali negli ultimi anni.

Articolo 12:

In uscita nelle sale “La coppia”

Occhiello: La drammatica storia di un amore fedele e monogamo tra un uomo e una donna, tra protesta sociale e lotta ai pregiudizi etici

Inutile soffermarsi sulle proteste che questo controverso lavoro ha portato con sé. Delle proteste dei comitati progressisti e dei sostenitori dell’abolizione dei rapporti di coppia, di questo se ne è già parlato prima ancora che il film venisse diffuso sui visori dell’intero bioweb, e la stampa ne ha già guadagnato in milioni di download. Ora, finalmente scesa la polemica, concentriamoci finalmente su quello che può essere considerato come il primo, vero, capolavoro di questo secolo.
Leggendo la trama dell’ultimo film di Aleksandrovič Kljuev, non si può non avere l’impressione di essere catapultati in un romanzo di qualche secolo fa: un giovane uomo, una giovane donna, l’ostacolo delle famiglie di entrambi che non vogliono per i loro figli il vecchiume di un rapporto binario, di un rapporto in cui è la natura a dominare gli istinti, e non la magia scienza e la potenza delle passioni. Il rischio di un concepimento per fede, senza screening genetico, l’assurda volontà di entrare in contatto con il dolore del parto e il rischio di mettere al mondo un figlio malato. La fuga da un mondo che non riconoscono come loro, da un mondo che vuole imporre una libertà dalla materia e dal corpo che non riescono a sopportare. Un mondo che invade l’essenza di ognuno di noi, con la sua tecno scienza, con la sua ingegneria sociale, con le sue macchine. Una viaggio verso il diritto alla morte, sancito dalla Carta dei Diritti degli Esseri Spirituali. Un diritto che non viene di fatto rispettato, e che attraverso obiettori di coscienza e Movimenti per la vita viene ostracizzato.
Un film estremo, che non ci si aspetterebbe in un mondo dove l’umanità è stata di fatto affrancata dal lavoro, e dove ognuno è libero di sviluppare le proprie pulsioni in maniera autonoma e libera. Un punto di vista che non tutti comprenderanno, ma che racconta il lato oscuro dell’Utopia, dove chi ha il coraggio di voltarsi a guardare indietro viene considerato un nemico della società, un ingrato che fugge dalla condizione contemporanea e che non intende contribuire alla vita. Sconnettersi dalle relazioni che ci legano tanto al mondo fisico che a quello immateriale è impossibile, se non infrangendo normative deontologiche e la fiducia verso i nostri affetti dell’effimero mondo del bioweb.
Una regia impeccabile, due attori capaci di catturare l’attenzione e commuovere come Liev Kuznetsov e Natacha Vorobyov, che sono riusciti ad interpretare con naturalezza due ruoli incredibilmente difficili. Vivamente consigliato all’amante della recitazione l’osservazione del film con gli occhi dei due durante i momenti più intimi del film. La mimica facciale e i movimenti del corpo dei due simulano perfettamente stupore, gioia, terrore, e infine sollievo. Lo spettatore avrà la possibilità di scegliere tra un vasto numero di aneddoti narrativi, ma tutti quanti condurranno a solo due finali: la vittoria della giovane coppia russa, e quindi la dolce morte di entrambi in una clinica privata, oppure la fine del loro amore. Svelare così tanto non danneggia l’esperienza estetica ed etica di questo film: le 2 ore e mezza (con un gap di più o meno quindici minuti, in base alle opzioni scelte) dimostrano ancora una volta che registi come Kljuev riescono a lasciare incollati al visore senza ausilio di trama alcuna. Non è la storia dei due a catturarci, ma il contesto e le continue trovate di sceneggiatura. Il ributtante mondo dell’oltre civiltà, come viene ripetuto più volte nel film, è la conquista che i due protagonisti riusciranno ad avere per sé stessi. Una conquista che condivideranno con chiunque sceglierà di lanciarsi in quest’avventura.
Un’avventura, che comunque la si pensi, coinvolge ognuno di noi.

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