FILIPPO INNOCENTI

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A Yutyrannus Huali, one of the biggest feathered dinosaurs specimen, from early Cretaceous, questioning the future, in search of potential innovation fields for his recent thermo-insulating feathers kit, could have maybe predicted to use it for impressing a few specimens of the opposite sex. But he would have never imagined that this kit could specialize in extraordinary

flying devices opening the way for a whole new genus, Avia, from whom all the birds descend.

Does it really make sense to question about a far future? The aim of the architectural avant-garde is clearly searching for innovation, looking at the future in the attempt to anticipate the needs of a constantly changing society and predict its cultural tendencies. But, how can we realistically serve the innovation purposes with our speculations?

Evolutionist biology confirms that every possible investigation about the future reveals being poorly visionary and precise, as it’s impossible to keep in account for the unpredictable, although extremely important, specialization of marginal aspects, in relation with a continuously evolving scenario.

The most impressive aspect of evolution and adaptation of living beings is Aptation: the use in parallel of bio-mechanical characteristics for different means with respect to those initially specialized. The human eye, and every instruments related to sight probably descend from light-sensitive cells. These skin’s photoreceptors  have transformed along with an extended and non oriented path, initially driven by fortuity and then regulated by natural selection.

From the engineering side, the human brain itself, identical to that of our ancient predecessors, that evidently were using just a part of its potentials, would be impossible to explain without the Aptation concept.

The causes that lead our brain to develop those characteristics are related to the performance of complex tasks. But these tasks are minor, from the modern human point of view, with respect to those we aptated: logical and abstractional capacities, language development capacities, etc.

Also the use of our hand, the same identical hand of all the primates, for the practice of musical instruments like piano, for example, is a functional application initially aptated and then initiated on a specialization path. What will be the characteristics of our hands in a million years, when natural evolution will have specialized for those functions we mostly make use of them?

Should we then renounce to interrogate about the future? Evidently not. But it could be helpful to shift the search from a difficultly predictable future to the present, intent as the future of a far past. We’ll then need to question about those aspects, among those ones already available, that could open a way to the most profitable specialization paths, reviewing the concept of project itself.

The global diffusion of internet, maybe the most relevant technological and cultural event of this times, is not the result of a project. The global network doesn’t derive from the answer to a special need but as the aptation of an available resource, a communication system between computers, and from the subsequent specialization.

For innovation means, is essential to depart from the dialectical model of comprehension based on the opposition of future, as opposite of past, to shift towards the concept of future as current evolutional state of a continuously changing present. At the same time, will be fundamental to review the concept of design, as attempt to directly respond to a need, to extend it to that of a systematical production of solutions. Those redundant solutions will open a possible path for the application of new problems looking for answers, in a continuous specialization dynamic.

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Un esemplare di Yutyrannus huali,uno dei più grandi dinosauri piumati, all’inizio del Cretacico superiore, interrogandosi sul futuro in cerca di potenziali campi di innovazione per il suo recente corredo termo-isolante, a base di piume, avrebbe potuto al massimo predirne l’utilizzo per impressionare qualche esemplare del sesso opposto. Ma non avrebbe mai potuto immaginare che proprio quel corredo si sarebbe specializzato in straordinari strumenti per il volo aprendo la strada al nuovo genere Avia, da cui discendono tutti gli uccelli.

Ha veramente senso interrogarsi sul futuro più lontano? Lo scopo dell’avanguardia architettonica è evidentemente quello dell’innovazione, rivolgendosi al futuro nel tentativo di anticipare le necessità di una società in costante evoluzione e prevederne le tendenze culturali. Ma in che modo potremmo realisticamente asservire le nostre speculazioni ai fini dell’innovazione?

La biologia evoluzionistica ci insegna che qualsiasi indagine sul futuro si rivela poco lungimirante e scarsamente precisa, in quanto non può tenere conto degli sviluppi imprevedibili, e tuttavia importantissimi, della specializzazione di aspetti marginali in relazione ad un contesto in continuo cambiamento.

L’aspetto più stupefacente dell’evoluzione, e dell’adattamento degli esseri viventi, è quello dell’Aptazione, vale a dire l’utilizzo parallelo di caratteristiche bio-meccaniche per scopi diversi rispetto a quelli per i quali si sono inizialmente specializzate. L’occhio umano e tutti gli strumenti per la vista derivano probabilmente da cellule sensibili alla luce. Fotorecettori della pelle trasformatisi attraverso un percorso lunghissimo e non orientato, basato inizialmente sulla casualità e successivamente sulla selezione.

Da un punto di vista ingegneristico, lo stesso cervello umano, identico a quello dei nostri antichissimi predecessori, che evidentemente ne facevano un uso relativo, sarebbe inspiegabile senza il concetto di aptazione.

I motivi che hanno portato il cervello dell’uomo a sviluppare quelle caratteristiche sono legati allo svolgimento di operazioni complesse fondamentali ma marginali, dal punto di vista dell’uomo moderno, rispetto a quelle cooptate: capacità logiche e di astrazione, possibilità di sviluppare un linguaggio, etc.

L’uso stesso della nostra mano, praticamente identica a quella dei primati, ai fini, per esempio, della pratica del pianoforte, è un’applicazione funzionale cooptata e avviatasi su un percorso di specializzazione. Che caratteristiche avranno le mani dei nostri discendenti tra un milione di anni, quando l’evoluzione le avrà specializzate per quelle funzioni per cui ne facciamo maggiore uso?

Dobbiamo per questo rinunciare ad interrogarci sul futuro? Evidentemente no. Ma potrebbe essere utile spostare l’indagine da un futuro difficilmente prevedibile al presente, inteso come il futuro di un passato remoto. Dovremo allora interrogarci su quali aspetti, tra quelli già disponibili, potrebbero aprire la strada ai percorsi di specializzazione più proficui, rivedendo il concetto stesso di ‘progetto’.

La diffusione globale di internet, il fenomeno forse più innovativo sul piano tecnologico e culturale del nostro tempo, non è il risultato di un progetto. La rete globale non scaturisce quale risposta alla risoluzione di una necessità ma dalla cooptazione di una risorsa disponibile, un sistema di comunicazione tra computer, e dalla sua successiva specializzazione.

Ai fini dell’innovazione, è pertanto essenziale abbandonare il modello di comprensione basato sull’opposizione dialettica tra futuro, come opposto di passato, per passare alla concezione di futuro come stato evolutivo corrente di un presente in continua evoluzione. Allo stesso tempo, sarà essenziale rivedere il concetto di progetto, quale tentativo di risposta diretta ad una necessità, per estenderlo a quello di un’attività rivolta alla produzione sistematica di risposte. Le risposte ridondanti apriranno la strada per l’applicazione di nuovi problemi in cerca di soluzioni, in una dinamica di continua specializzazione.

 

Filippo Innocenti

Dott.Arch. AA March

www.filippoinnocenti.com

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