JOSE SANCHEZ

I talk to myself. Who is that guy behind the screen? That guy is me, only it is a previous me or maybe a future me, one that has something to say.
I leave notes as well. I know I forget. I know I will forget. Notes are important, comments. Like the tattoos from that movie Memento. Reminders of when I was thinking clearly.

‘That old guy won’t get this, he won’t understand… he won’t remember…’

‘Why was ‘that’ so important to be recorded, to be archived? What a naive sense of relevance.’

Maybe we’ll look back and figure out that we were wrong and laugh about how naive we were, or perhaps we will remember those times as moments of knowledge. Perhaps those were exciting times; when people felt it was important to upload themselves, leave a digital footprint. Getting rid of a continuos mind in search for a discrete one. The fragility of the material mind couldn’t deal with the complexity of the hive, at least there was an attempt to resist the voracity of that Google algorithm that ate us all.
We leave in the past, the past of a digital brain much faster than our own. We move in slow motion to it. Why would it stop? You are just the rating of a digital exo-memory, a past that is trying to persist, self replicate in order not to be over written. If today is the past, why learn? Why prepare yourself for something new? Knowledge and answers are already there. Ubiquity. Even before we can think them, they are there. Why even think when the algorithm can anticipate us, forecast us…
Try it.

Start typing.

Don’t think.

Let it guide you.

You should only learn how to swim, or even more important, how not to drown.

Paranoia,

Jose Sanchez

———————–

Parlo a me stesso, Chi è quel tizio dietro lo schermo? Quel ragazzo sono io, solo che è una versione precedente di me stesso o forse un futuro me, uno che ha qualcosa da dire. Lascio degli appunti. So di dimenticare, so che dimenticherò. Gli appunti sono importanti, osservazioni. Come i tatuaggi di quel film Memento. Promemoria di quando pensavo in maniera chiara.
‘Quel vecchio ragazzo non otterrà questo, non capirà…. lui non ricorderà….’

‘Perché ‘quella cosa’ era così importante da essere registrata, da essere archiviata? Che senso ingenuo di pertinenza.’

Forse ci guarderemo indietro e capiremo di aver sbagliato e rideremo su quanto siamo stati ingenui, o forse ci ricorderemo di quei tempi come momenti di sapienza. Forse erano tempi entusiasmanti; quando la gente riteneva importante fare un upload di se stessi, lasciare un’impronta. Sbarazzarsi di una mente continua alla ricerca di una mente discreta. La fragilità della mente materiale non è riuscita ad affrontare la complessità dello sciame, c’è stato almeno un tentativo di resistere alla voracità di questo algoritmo di Google che ha mangiato tutti noi.

Lasciamoci nel passato, il passato di un cervello digitale molto più veloce del nostro. Ci muoviamo in slow motion. Perché fermarlo? Non sei altro che la valutazione di una memoria digitale esterna, un passato che sta cercando di persistere. La replica di se stessi per non essere sovrascritti. Se il passato è oggi, perché imparare? Perché prepararsi per qualcosa di nuovo? La conoscenza e le risposte ci sono già. Ubiquità. Anche prima di poterci pensare, sono già li. Perché anche quando l’algoritmo può anticiparci, prevederci…..

Prova.

Inizia a digitare.

Non pensarci.

Lascia che ti guidi.

Dovresti solo imparare a nuotare, o più importante, a non affogare.

Paranoia,

www.plethora-project.com

Jose Sanchez

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